Antiochia ebbe un’importanza particolare nei primi cento anni della storia del cristianesimo perché fra le sue mura il Vangelo non fu solo scritto, come probabilmente avvenne per quello di Matteo, così come la Didaché e il vangelo apocrifo di Pietro, ma fu ripensato in profondità e subì la prima esperienza di inculturazione nel mondo ellenico.
Il cristianesimo ad Antiochia è arrivato quasi subito dopo Pentecoste (30 d.C.), infatti già un proselito di Antiochia, Nicola, nel 33 d.C. viene eletto nel gruppo dei primi sette diaconi.<
Il martirio di Stefano (34 d.C.) diventa occasione di dispersione ma anche di espansione del cristianesimo. Prima per le contrade della Giudea e della Samaria, seppur gli apostoli rimangono a Gerusalemme in questo tempo (At 8,1) fino poi a raggiungere la Fenica, Cipro ed Antiochia. Però in questo tempo la parola si annunciava solo ai Giudei (At 11,19). Poi "alcuni cittadini di Cipro e di Cirene, giunti ad Antiochia, cominciarono a parlare anche ai Greci (=ai pagani) predicando la Buona Novella. La potenza del Signore era con loro, così che un gran numero di persone credette e si converti al Signore. La notizia di questo pervenne agli orecchi della chiesa che era in Gerusalemme; ed essi inviarono Barnaba, perché andasse fino ad Antiochia" (At 11,20-22). Sono gli ellenisti che prendono il coraggio ad annunciare la parola anche ai gentili ma ricordiamoci che al capitolo 10 c'è il battesimo di Cornelio che giustifica l'inziaitiva come decisione divina.
Le conversioni furono facilitate dalla presenza, nella città, di una rilevante comunità giudaica di lingua greca (ellenisti) probabilmente venuti da Gerusalemme per installarsi in una grande città, avendo già vissuto nella diaspora. Secondo gli storici la presenza della comunità giudaica ad Antiochia è dal III sec. a.C.: l'apocrifo IV libro dei Maccabei, Giuseppe Flavio e alcuni rabbini pongono qui il martirio dei 7 fratelli Maccabei. Così Cristostomo ci dirà che in città si trova la loro tomba.
I giudei ad Antiochia avevano un diritto di politeia, ossia uno statuto politico proprio.
Questa comunità era molto più aperta di quella di Gerusalemme; nella Sinagoga di Antiochia si leggeva la Bibbia in greco.
Giuseppe Flavio dice che ad Antiochia le liturgie ebraiche attiravano molti greci e diversi erano diventati proseliti (Guerra Giudaica VII,45). La chiesa antiochena divenne non soltanto numerosa, ma così caratteristica che i suoi membri ricevettero, forse dal popolo o forse dall'autorità, una designazione passata alla storia: "Ad Antiochia, per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani" (At 11,26). E poi "in quei giorni, alcuni profeti scesero da Gerusalemme ad Antiochia" (At 11,27).
